L’Avvocato Sonia Leone è stata protagonista di un’intervista per Avvocati Regione Lazio, web radio e spazio di approfondimento dedicato ai temi giuridici di maggiore attualità e interesse.
La partecipazione a questo format rappresenta un’ulteriore occasione per raccontare il valore di un’attività professionale che, ogni giorno, si confronta con questioni complesse e profondamente delicate, soprattutto nell’ambito del diritto di famiglia. Portare questi temi all’interno di un’intervista divulgativa significa contribuire a fare chiarezza su argomenti che hanno un forte impatto concreto sulla vita delle persone, delle coppie e dei figli coinvolti.
Nel corso del video, l’Avvocato Sonia Leone, civilista esperta in diritto di famiglia, affronta un tema centrale nelle controversie familiari: l’audizione del minore. Si tratta di uno strumento molto importante nelle procedure che riguardano separazioni, divorzi, affidamento e collocazione dei figli, perché consente di riconoscere al minore un ruolo attivo nelle decisioni che lo riguardano direttamente.
La presenza in questa intervista conferma ancora una volta l’impegno dello Studio nel promuovere una cultura giuridica fondata non solo sulla competenza tecnica, ma anche sull’attenzione ai profili umani e relazionali delle vicende familiari. Temi come l’ascolto del minore, infatti, richiedono preparazione, sensibilità e piena consapevolezza dell’equilibrio da tutelare in ogni singolo caso.

Audizione del minore: che cos’è e perché è così importante
Nel corso dell’intervista, l’Avvocato Sonia Leone spiega innanzitutto che l’audizione del minore è un diritto riconosciuto dall’ordinamento, non un passaggio accessorio né uno strumento marginale del processo. In particolare, viene richiamato il principio secondo cui il figlio minore che abbia compiuto 12 anni, o anche di età inferiore se capace di discernimento, ha diritto ad essere ascoltato nelle procedure e nelle questioni che lo riguardano.
Questo principio assume una rilevanza particolare proprio nel diritto di famiglia, dove troppo spesso i figli rischiano di trovarsi al centro di conflitti tra adulti senza che la loro voce venga davvero considerata. Nell’intervista emerge con forza questa riflessione: nelle separazioni conflittuali, nelle controversie sull’affidamento o sulla collocazione, i minori sono frequentemente coinvolti nelle conseguenze delle decisioni, ma non sempre sono ascoltati per primi. E invece il loro punto di vista può essere essenziale.
L’audizione del minore si inserisce all’interno di un percorso normativo importante, maturato nel tempo anche a livello internazionale e recepito poi nella normativa italiana. Proprio per questo, non può essere letta come una formalità: rappresenta una delle più alte espressioni del diritto del minore ad essere informato, ascoltato e considerato nelle decisioni che incidono sulla sua vita quotidiana.
Quando viene disposta l’audizione del minore
Un altro passaggio molto utile dell’intervista riguarda il momento in cui l’audizione può essere richiesta o disposta. Come spiegato dall’Avvocato Leone, l’ascolto del minore può avvenire su richiesta dei difensori delle parti oppure può essere disposto direttamente dal giudice, quando lo ritenga opportuno.
Si tratta di una possibilità particolarmente rilevante nei casi in cui i genitori siano in contrasto su aspetti concreti della vita del figlio, come ad esempio la collocazione prevalente, la gestione dei tempi di frequentazione con l’altro genitore o altre scelte che incidono direttamente sull’equilibrio del minore.
Nell’intervista viene chiarito anche un aspetto fondamentale: il giudice può rifiutare l’audizione solo attraverso un provvedimento motivato in modo puntuale. Questo significa che l’ascolto del minore non può essere escluso in modo generico o automatico, ma solo quando vi siano ragioni precise e giuridicamente fondate.
Come si svolge concretamente l’ascolto
Particolarmente interessante è anche il passaggio dedicato all’iter pratico dell’audizione. L’Avvocato Sonia Leone spiega che, anche alla luce delle novità introdotte dalla riforma Cartabia, questo strumento è stato ulteriormente valorizzato e disciplinato in modo più dettagliato dal codice di procedura civile.
L’audizione si svolge in tribunale, davanti al giudice che si occupa della procedura, in un contesto che deve essere il più possibile sereno e protetto per il minore. L’obiettivo è quello di creare le condizioni adatte affinché il ragazzo o la ragazza possano esprimersi in modo libero e senza pressioni.
Il giudice può avvalersi anche del supporto di figure come lo psicologo o l’assistente sociale, proprio per garantire che l’ascolto avvenga con attenzione e con le dovute cautele. Un punto molto importante sottolineato nell’intervista riguarda la necessità di evitare condizionamenti: i genitori non sono presenti durante l’audizione, mentre gli avvocati possono restare in aula solo se autorizzati dal giudice.
Questa impostazione risponde a un’esigenza precisa: permettere al minore di esprimere il proprio pensiero in un contesto il più possibile libero da interferenze emotive, pressioni o condizionamenti diretti e indiretti.
Quando l’audizione non viene fatta
Nel video viene affrontato anche il tema dei casi in cui l’audizione non viene disposta. L’Avvocato Leone chiarisce che ciò può avvenire, ad esempio, quando la richiesta viene avanzata in modo strumentale, cioè per questioni che non riguardano realmente il diritto del minore ad esprimersi.
Un esempio richiamato nell’intervista riguarda le richieste finalizzate a far intervenire il minore su aspetti che non gli competono, come questioni esclusivamente economiche o legate al mantenimento. In casi del genere, l’audizione perderebbe la sua funzione autentica e potrebbe essere correttamente esclusa.
L’ascolto può inoltre non essere svolto quando il minore non si trova in condizioni psicofisiche idonee oppure quando è già stato ascoltato in un’altra procedura e si ritiene opportuno evitare una ripetizione inutile, che potrebbe trasformarsi in un ulteriore carico emotivo.
Un diritto del minore, non uno strumento delle parti
Uno dei messaggi più rilevanti che emergono dall’intervista è che l’audizione del minore non è un mezzo di prova a vantaggio di un genitore o dell’altro. Non deve essere interpretata come uno strumento processuale da usare strategicamente nella contrapposizione tra le parti.
Al contrario, come evidenzia l’Avvocato Sonia Leone, si tratta di un vero e proprio diritto soggettivo del minore, che deve poter essere ascoltato e informato in relazione a un procedimento che incide direttamente sulla sua vita, sui suoi tempi, sui suoi riferimenti familiari e sul suo equilibrio personale.
L’ascolto viene verbalizzato e il contenuto espresso dal minore assume quindi una rilevanza concreta nel procedimento. Questo non significa che il giudice sia vincolato in modo automatico a ogni dichiarazione resa, ma certamente implica che tale volontà debba essere considerata con grande attenzione, soprattutto quando non vi siano elementi di rischio o ragioni particolari che impongano una scelta diversa.
Un tema delicato che richiede competenza e sensibilità
L’intervento dell’Avvocato Sonia Leone per Avvocati Regione Lazio mette in evidenza un aspetto fondamentale del diritto di famiglia contemporaneo: nei procedimenti che riguardano i figli, il profilo giuridico non può mai essere separato da quello umano.
Parlare di audizione del minore significa parlare di tutela, ascolto, equilibrio e responsabilità. Significa riconoscere che, anche nelle situazioni più conflittuali, i figli non possono essere considerati solo destinatari passivi delle decisioni degli adulti, ma soggetti portatori di diritti, bisogni e punti di vista che meritano attenzione.
Per Leone Studio Legale, affrontare questi temi significa continuare a lavorare con un approccio fondato su preparazione tecnica, sensibilità professionale e centralità della persona, soprattutto quando il diritto entra in contatto con gli aspetti più delicati della vita familiare.